Questa settimana Berlusconi aveva promesso la rivoluzione liberale e la scossa all'economia per far crescere l'Italia al 3-4%, niente meno.
Tremonti oggi taglia corto: "Non si può fare sviluppo in deficit e comunque non c'è un euro in più".
Anche stavolta sembra che la rivoluzione liberale, strombazzata ai quattro venti, avrà le gambe corte...
Ragionozzo
Un blog serale, dopo il lavoro, dopo il caffè, senza impegno, prima che cali la palpebra
domenica 6 febbraio 2011
sabato 29 gennaio 2011
la politica come piacerebbe a me
In questi giorni si parla molto degli scandali legati alla prostituzione ad Arcore, della casa di Montecarlo e delle primarie di Napoli, che sono finite a schifio.
Personalmente sono un po' stanco di questa politica che rincorre gli scandali, che pure devono venir fuori, ed allora stasera banalità per banalità, luogo comune per luogo comune, voglio ripercorrere, anche solo per titoli, le cose di cui dovrebbe occuparsi la politica ed in particolare la proposta del centrosinistra:
- crescere per redistribuire reddito, lavoro ed opportunità;
- meno precarietà del lavoro ed ammortizzatori sociali di livello europeo per chi il lavoro lo perde e ne cerca un altro;
- investire sui settori d'avanguardia e sulle energie rinnovabili;
- scuole ed università pubbliche;
- sanità pubblica;
- pagare il debito pubblico;
- più tasse sui redditi alti, sulla rendita finanziaria e sul lusso, che è un comportamento antisociale, e meno invece su lavoro ed impresa;
- la proprietà non è un furto ed intraprendere è lodevole e va incoraggiato;
- costi della politica nella media europea, anzi anche meglio, quindi meno parlamentari e pagati meno;
- una politica per le giovani coppie e per chi fa progetti di una vita insieme, sposati o no;
- diritti civili da paese sviluppato;
- un federalismo che funzioni davvero e costi meno;
- amministrazioni pubbliche efficaci e meno costose;
- legalità ed una giustizia più veloce per cittadini ed imprese;
- edilizia popolare per dare alle persone abitazioni a prezzi ragionevoli;
- valorizzare il volontariato e l'attivismo delle comunità sempre in un quadro pubblico.
E' un libro dei sogni ma di questi tempi è bene ricordarsi le ragioni per cui ci si impegna per quel che si può in politica, perchè a volte si rischia di perderle di vista.
Spero di avere le forze per riuscire a riempire di contenuti questi titoli già sulle pagine di questo blog.
giovedì 27 gennaio 2011
mai dimenticare l'importanza dell'equità
Questa sera vi segnalo un articolo un po' difficile, apparso sulla Voce a proposito della relazione tra misura del benessere e del Pil, che arriva a conclusioni importanti e da tenere sempre presenti.
Eccovi un passo:
Ad esempio, qualsiasi policy maker, a prescindere dalle sue convinzioni etiche e politiche, dovrebbe essere consapevole che ogni aumento delle disuguaglianze riduce il benessere collettivo, a parità di Pil, e che, viceversa, è possibile migliorare lo standard di vita dei cittadini rendendo più equa la distribuzione delle risorse, quando non ci si può aspettare troppo dal Pil, come nei periodi di recessione o di bassa crescita. In altri termini, la solidarietà e la coesione sociale non devono essere considerati solo come valori in sé, ma piuttosto come strumenti indispensabili per raggiungere livelli di benessere più elevati.
Qui l'articolo completo.
mercoledì 26 gennaio 2011
fare come a Bologna
Le tristi vicende delle primarie a Napoli ricevono una eco nazionale sulla stampa e nei telegiornali con pronunciamenti importanti come quello di Roberto Saviano.
Ed è un vero peccato che tutto vada a finire a schifio, perchè la partecipazione era stata altissima.
A proposito vi segnalo un'ottima riflessione di Pippo Civati, qui.
Comunque andrà a finire, Napoli è realtà difficile.
Vi ricordate di Nicolais impallinato dai bassoliniani e di Morando commissario per conto di Veltroni?
Io penso che le primarie possono essere un formidabile ascensore per gli outisder meritevoli, ma anche venire utilizzate da maneggioni con un forte consenso personale o macchine elettorali rodate.
Fare il tagliando alle primarie a questo punto per me è accettabile (anagrafe degli iscritti ed elettori e magari un qualche meccanismo di coesione ex-post per contrastare i personalismi), spero però che non le si voglia stravolgere per limitare la possibilità di scegliere di iscritti ed elettori: la cura sarebbe peggiore del male.
E cmq se si volessero guardare anche i casi in cui le cose vengono fatte bene e con cura, a Bologna le primarie per merito dei candidati, dei comitati elettorali, dei volontari, del segretario provinciale Donini e regionale Bonaccini, sono state un successo.
Ed eccovi un'ottima intervista di Stefano Bonaccini sull'Unità a proposito delle primarie a Bologna, qui.
Secondo me bisognerebbe fare come a Bologna.
Silvio, con la tua condotta ma quanto ci costi?
Quello che si fa fatica a far passare presso l'opinione pubblica è l'entità del danno che la condotta del premier sta arrecando al Paese.
La quantifica Paolo Manasse, docente di Macroeconomia e Politica Economica all'Università di Bologna ed alla Bocconi, in un ottimo articolo, che trovate qui, apparso anche su Noisefromamerica, che non sono esattamente i soliti "comunisti".
In sentesi Manasse sottolinea che la condotta dissoluta del premier ci potrebbe costare almeno 593 miliardi di euro in maggiori interessi sul debito pubblico.
Scrive Manasse:
Esistono poi altri oneri indiretti di credibilità, sempre a carico dei contribuenti, potenzialmente molto cospicui. Infatti se peggiora il giudizio dei mercati finanziari sull’idoneità del Primo Ministro a ricoprire efficacemente il suo ruolo, e se per questa ragione sorgono dubbi sulla coesione e sulla stabilità del suo governo, si deteriora anche il giudizio sulla solvibilità dello Stato: il risultato è che potrebbero aumentare gli interessi sul debito pubblico. Poiché questo ha recentemente superato i 1,750 miliardi di euro, anche un modesto incremento dei rendimenti comporterebbe ingenti costi per l’erario.
Come emerge chiaro, la questione non è moralistica ma di vero e proprio danno economico a tutti gli italiani, che speriamo che comincino ad essere veramente stanchi del premier Berlusconi e della sua discutibilissima condotta privata.
Con i conti del Paese non si scherza! Occhio e basta!
martedì 25 gennaio 2011
le persone vogliono scegliersi i propri candidati
Sono molto soddisfatto dell'esito delle primarie di Bologna e Napoli di ieri, perchè hanno avuto una partecipazione record, molto superiore alle attese, che testimonia che alle persone, gli elettori del centrosinistra, piace scegliersi i candidati.
In proposito vi segnalo l'ottimo commento di Pietro Spataro sull'Unità, qui, che, segnalando l'importanza di tanta partecipazione, sottolinea che le primarie si possono sì correggere, ma senza stravolgerle o concellarle, perchè son segno della vitalità del legame che unisce il centrosinistra con i suoi sostenitori e sono uno strumento formidabile per rispondere a questa destra populista e verticista.
E sono d'accordo, perchè spesso tutto si può migliorare, pure le primarie, a patto di non snaturarle svuotandole di significato, proposte e contenuti.
E poi dopo ieri le primarie non hanno bisogno della mia difesa, perchè è chiaro che servono, per cui credo che modifiche ragionevoli, come ad esempio l'anagrafe degli iscritti ed elettori od un qualche meccanismo di coesione ex-post, per evitare che la competizione degeneri in contrapposizioni sanguinarie e fratricide non mi sembrano proposte balzane e peregrine, a patto di salvarne lo spirito e lo scopo.
E forse, più che altro, siamo noi che dobbiamo imparare a viverle meglio, senza dire: "ho vinto ed allora prendo e decido tutto io", nè "ho preso tot, mi devi dare tot" e neppure "se ti sostengo alle primarie, che cosa c'è per me?". No. Le primarie non sono state inventate per regolare conti e spartirsi il potere, perchè mancherebbero il loro compito, spegnendosi in polemiche e lotte intestine.
E vi confesso che alcuni errori li ho commessi anch'io alle primarie per il sindaco del mio comune.
Le primarie devono servire per allargare i consensi del centrosinistra, ridestare l'entusiasmo per la competizione sana e dimostrare la bellezza di una campagna elettorale all'insegna del confronto tra le idee, oltre ovviamente a servire per scegliere il candidato, che appare migliore, per vincere le elezioni.
Come facciamo a sapere che il candidato scelto dalle persone sarà il migliore? In verità non lo sappiamo ma se crediamo nella democrazia, allora dobbiamo pensare che tra i vari candidati idonei quello che raccogle il maggior numero di consensi e viene scelto dai democratici di base debba essere il più rappresentativo e quello ritenuto più adatto.
Perchè in democrazia vale il paradosso che tutti abbiamo uguale capacità politica.
E rimango del parere che un candidato scelto e legittimato dagli elettori sia meglio che un candidato nominato magari in segreto, chissà dove chissà da chi...
Mica viviamo nella Repubblica dei Sapienti di Platone...
Per cui grazie ancora a tutti gli oltre settantamila cittadini che ieri hanno fatto la fila ai seggi per scegliersi il candidato sindaco per le prossime amministrative.
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domenica 23 gennaio 2011
la diligenza del buon padre di famiglia e la Società dello Spettacolo
Mi è piaciuto moltissimo e mi ha fatto molto riflettere quest'articolo di Claudio Fava sull'Unità, che trovate qui e testimonia come nella sordida vicenda della prostituzione ad Arcore non ci sia solo lo squallore del vecchio uomo politico e grande impresario incontinente e vizioso, ma pure il comportamento immorale di tanti padri, che accompagnavano le figlie alla dimora del premier, ben consapevoli di cosa sarebbe successo e speranzosi di ricavarne un utile, un arricchimento ed un'occasione di avanzamento sociale per le figlie e tutte le loro famiglie.
Fava segnala come il costume di questo disgraziato Paese sia cambiato rispetto all'integrità e la dignità di certi padri che sono stati d'esempio, pur provenendo da contesti umili.
La diligenza del buon padre di famiglia me la ricordo da quando studiavo diritto privato è una formula romanistica che sta ad indicare le cose fatte per bene e con coscienza, quella che dovrebbe avere il buon pater familias, come direbbero i latini.
Con la vicenda di Arcore, oltre ad arrecare un enorme danno di immagine a tutto il Paese, Berlusconi e la sua corte hanno dimostrato una volta di più che aveva ragione Guy Debord, filosofo francese, che diceva che eravamo entrati nella Società dello Spettacolo, dove lo Spettacolo è da intendersi come il Capitale al suo massimo grado di accumulazione, dove si è passati dall'Essere all'Avere per poi giungere all'Apparire, dove le persone sono alienate e mercificate non soltanto nel lavoro, ma pure nei consumi e nel tempo libero.
Neppure Debord, però, avrebbe immaginato una simile decadenza dei costumi, dalla Società dello Spettacolo alla Società dello Spettacolo Indecente.
Mi viene in mente mio nonno che mi diceva: "Ciccio, articolo quinto: chi ha il denaro ha vinto". Eppure quel conservatore di mio nonno mi ripeteva anche: "dap c'a s'è spusè, bisègna fer a mod". Traduzione: "Dopo che ci si è sposati, bisogna fare a modo".
Neppure a mio nonno sarebbe piaciuta la condotta di Silvio Berlusconi.
Se dallo Spettacolo, come diceva Debord, purtroppo non c'è via d'uscita, forse però possiamo offrirne uno diverso e migliore, meglio ancora se con dei padri degni di essere onorati.
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